Milan in crisi di identità: Ibra e Thiago Silva o c’è di più?

Probabilmente il Milan sta vivendo la sua peggiore stagione da quando l’attuale proprietario e presidente, Silvio Berlusconi, il 20 febbraio 1986 rilevò il club dall’allora proprietario Giuseppe Farina per salvarlo dall’imminente fallimento e portandolo in pochissimo tempo sul tetto di Italia, d’Europa e del Mondo.

Una escalation costante nel tempo che si basava e si basa sulle grandi capacità manageriali di alcuni tra i migliori dirigenti sportivi italiani come Adriano Galliani e Ariedo Braida e una importante disponibilità economica.

Purtroppo in questo momento sono venute a mancare le risorse economiche. Il presidente Berlusconi dopo anni di investimenti straordinari, per ragioni di diversa natura legate anche al Fair Play Finanziario voluto dal presidente UEFA Michel Platini, ha deciso di non poter più ripianare ogni anno le casse societarie dilaniate da costi eccessivi. In ragione di ciò, è arrivata una vera e propria svolta con Galliani costretto a tener d’occhio il bilancio e quindi a chiuderlo ogni anno quanto meno in parità.

Senza dubbio sotto questo punto di vista vanno lette le due cessioni eccellenti rossonere ed ossia della punta svedese Zlatan Ibrahimovic e del difensore centrale Thiago Silva, passati entrambi al Paris Saint Germain di Leonardo e di Ancelotti per complessivi 65 milioni euro.

Oltre a questo va considerato che il Milan risparmia, grazie a questa operazione, circa 18 milioni di euro netti all’anno di ingaggi che poi per via della tassazione e quant’altro diventano quasi 30 milioni. Insomma l’operazione da un punto di vista prettamente economico è senza dubbio condivisibile, il problema è che non sono stati acquistati giocatori che anche in prospettiva, possano prendere il posto dei due fuoriclasse ceduti. Tra l’altro è da spiegare il perché sia rimasto in rosa un giocatore come Robinho che percepisce 6 milioni di euro netti all’anno, e che con tutto il rispetto, nella sua avventura biennale al Milan non ha mostrato di essere indispensabile.

A tal proposito, altrettanto incomprensibile è stata la decisione nell’ultima sessione di gennaio di non cedere un giocatore come Alexandre Pato per il quale il PSG aveva messo sul piatto della bilancia ben 35 milioni di euro. Dunque, senza dubbio ci sono delle difficoltà economiche, ma dal punto di vista progettuale è emersa la mancanza di un filo conduttore. D’altronde anche la costruzione della rosa attuale e con cui dovrebbe essere rilanciato il Milan manca di un senso logico.

Appare incomprensibile come si sia potuto accettare, a prescindere dalla volontà del giocatore, uno scambio Cassano – Pazzini con tanto di conguaglio da ben 7 milioni di euro a favore della società nerazzurra. Inoltre dal punto di vista tattico l’ex interista non è per nulla funzionale al sistema di gioco di Allegri dato che non prevede ali offensive in grado di puntare costantemente gli avversari e mettere in mezzo palloni sfruttabili dal Pazzo che, come noto, è molto abile in queste situazioni sia di piede che di testa.

Allegri molto difficilmente cambierà il proprio 4-3-1-2 con un 4-4-2 oppure con un 4-3-3 anche perché in rosa giocatori in grado di fare ciò sulle corsie laterali non ce ne sono, anzi è uno dei principali punti deboli del Milan sia in fase difensiva che offensiva. Tornando al discorso economico, sono proprio di ieri le dichiarazioni di Adriano Galliani in cui spiega i motivi che hanno portato la cessione di Ibra e Thiago Silva.

L’aspetto interessante è certamente il fatto che il deficit sia decisamente diminuito passando da un rosso di circa 80 milioni di euro della scorsa stagione agli attuali 5 milioni. Inoltre, il monte ingaggi ha subito un taglio di circa 50 milioni di euro, attestandosi agli attuali 100 milioni rispetto ai precedenti 150 milioni di euro. Insomma, da qui in avanti si dovrebbe ricostruire un Milan soprattutto potendo contare sul fatto che i giocatori migliori in rosa non dovranno essere per forza di cosa ceduti. Altro errore imputabile alla società e, probabilmente anche allo staff tecnico, è stato quello di aver voluto puntare su un giocatore come Mark van Bommel molto in là con gli anni, lasciando partire a parametro zero Andrea Pirlo. Una scelta che è costata al Milan lo scudetto nella scorsa stagione con un Pirlo assoluto trascinatore della Juventus verso il tricolore, e che tra l’altro a distanza di un solo anno ha fatto sì che il club rossonero non disponesse di entrambi i centrocampisti visto l’addio dell’olandese.

Per molti questa è stata una scelta di Allegri e imposta alla società dal suo modulo con tre mediani che di fatto escludeva la tecnica e la sagacia in fase di palleggio del Campione del Mondo di Germania 2006. Inoltre, è stato gestito malissimo l’addio dei senatori del Milan ed ossia dei vari Seedorf, Nesta, Gattuso e Inzaghi.

Giocatori che, anche se presentavano una carta d’identità piuttosto datata, riuscivano a offrire un apporto fondamentale alla causa milanista. Chiaramente riuscire a sostituire tutti egregiamente e contemporaneamente non era cosa facile e per questo motivo si sarebbe dovuto fare il possibile per trattenere almeno per il prossimo anno un paio di loro.

Dunque, una serie di errori soprattutto da parte della dirigenza rossonera che però potrebbe ricadere, come spesso accade nel mondo del calcio, sul tecnico Massimiliano Allegri. La panchina di Allegri, infatti, traballa in maniera piuttosto evidente.

Non è un mistero che si faccia già il nome di Tassotti come suo possibile successore.

Commenta