Le tappe storiche più belle del Giro d’Italia

I momenti più belli della storia del Giro d’Italia, una delle più spettacolari manifestazioni sportive che si ripete ogni anno in primavera, a partire dal 1909, sono indissolubilmente legate alle imprese degli scalatori, i corridori che più di tutti riescono ad emozionare il pubblico con le loro gesta. Le tappe di montagna epiche sono tantissime e per descriverle servirebbe una vera e propria enciclopedia del ciclismo, in questa sede ricorderemo quelle che maggiormente sono entrate nell’immaginario collettivo.

Nella tappa del Giro d’Italia del 1949 Cuneo-Pinerolo, probabilmente la più famosa della storia della competizione, Fausto Coppi inflisse al suo rivale storico Gino Bartali un distacco abissale, pari a quasi dodici minuti, mentre Alfredo Martini giunse terzo al traguardo con un ritardo di venti minuti. Nel corso della tappa vennero affrontate montagne durissime come il Colle della Maddalena (su cui il campionissimo scattò), l’Izoard, il Monginevro e il Sestriere. Resta celebre la frase del radiocronista Mario Ferretti che nel descrivere l’impresa disse : “Un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi”. I corridori, oltre alla fatica causata dalla durezza delle ascese, dovettero fare i conti con le difficoltà meccaniche dovute al fatto che la strada si presentava in larghi tratti non asfaltata.

Da ricordare anche l’impresa di Coppi sullo Stelvio, nella tappa del Giro 1953 Bolzano-Bormio. Coppi riuscì a domare la montagna inedita (che poi diventerà la salita simbolo del Giro) infliggendo tre minuti e mezzo allo svizzero Koblet, strappandogli la maglia rosa nella penultima tappa e aggiudicandosi la vittoria finale.

Nel giro del 1965 il lussemburghese Charly Gaul vinse la ventunesima tappa Merano-Monte Bondone con un vantaggio di quasi sette minuti sul secondo classificato. La tappa, caratterizzata dalle dure ascese dei Colli Costalunga, Rolle e Brocon, si concluse con l’ascesa al Monte Bondone, in mezzo ad una vera e propria bufera di neve. Il freddo costrinse al ritiro ben 45 corridori sugli 86 partecipanti e lo stesso Gaul, giunse al traguardo (con una temperatura di -4) in condizioni prossime all’assideramento e fu portato in albergo di peso dai meccanici e da un poliziotto. Il lussemburghese, grazie a questa incredibile impresa, si aggiudicò la vittoria finale del Giro.

Nell’edizione del 1988 i corridori affrontarono nella quattordicesima tappa (Chiesa in Valmalenco-Bormio) l’ascesa del Passo Gavia, finendo in una vera e propria bufera di neve. L’olandese Johan Van der Velde tentò coraggiosamente di scattare e transitò per primo sulla salita ma fu costretto a fermarsi a causa del freddo, trovando rifugio in un camper (arriverà al traguardo con un distacco di quarantasette minuti). La tappa si concluse con la vittoria di Breukink e con la conquista della maglia rosa di Hampsten, che si aggiudicherà la vittoria finale. Durante l’ultima discesa il freddo alterò notevolmente i risultati della gara e i favoriti giunsero con distacchi abissali (a 5 minuti Chioccioli, a 10 Bernard, a 30 Visentini, a 35 Rominger).

Concludiamo la carrellata con la quindicesima tappa (Merano-Aprica) del Giro 1994 in cui un esordiente Marco Pantani andò in fuga solitaria staccando avversari quotati come Indurain, Berzin e Chiappucci sul durissimo passo del Mortirolo (12,5 km con pendenza media del 10,4%). Per ricordare l’impresa, Alberto Pasqual ha realizzato una scultura che raffigura il Pirata durante lo scatto decisivo.

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